FAI ATTENZIONE ALLE PAROLE CHE USI: POTREBBERO FAR MALE !!!

Ott, Clinical Journal of Pain, 2012

Un nuovo studio dimostra che la scelta sbagliata delle parole può provocare una risposta dolorosa.
Ott ha studiato 100 giovani di entrambi i sessi (età media 26 anni) sottoposti a prelievo di sangue con una siringa, e ha randomizzato i soggetti in due gruppi.
Prima di inserire l’ago, il medico ha detto ai soggetti del primo gruppo: “Sentirà pungere”; ai soggetti del secondo gruppo invece ha detto: “Attenzione, sto per iniziare”. I ricercatori avevano ipotizzato che la frase detta ai soggetti del primo gruppo, descrivendo un’esperienza dolorosa, avrebbe provocato punteggi più elevati di dolore, portando l’attenzione dei pazienti sul dolore.
I risultati hanno confermato l’ipotesi: il dolore è stato misurato con una scala da 0 a 10, con 10 che rappresentava il dolore massimale. Il punteggio medio del primo gruppo è stato 2,7/10, mentre quello del secondo gruppo è stato 1,9/10. Il 58% dei soggetti del gruppo “sentirà pungere” ha riportato punteggi del dolore uguali o superiori a 1, rispetto a solo il 4,2% del gruppo “attenzione”.
Per riportare questi risultati nel campo delle patologie vertebrali, ci si potrebbe chiedere se la domanda “Come sta la sua schiena?” possa indurre a una risposta diversa rispetto a: “Soffre ancora di quei terribili dolori alla schiena e alle gambe?”

+ I TEST FISICI NON RIESCONO A IDENTIFICARE LE FRATTURE VERTEBRALI DA STRESS DEI GIOVANI ATLETI
Katou, Annual Meeting of the American Academy of Orthopaedic Surgeons, 2012

La spondilolisi – frattura da stress della pars articularis dell’arco vertebrale – rimane una causa frequente di problemi lombari tra i giovai atleti, in particolare di quelli impegnati in attività sportive che richiedono iperestensioni ripetute.
Per esempio, l’incidenza della spondilolisi è del 6% nella popolazione generale giapponese, ma sale al 20% tra i giocatori di rugby e di judo e al 30% tra i giovani giocatori di baseball.
E’ importante riuscire a identificare il prima possibile la spondilolisi. Una parte di queste fratture, in particolare quelle recenti e unilaterali, possono guarire completamente.
Katou ha valutato 200 giovani atleti con sospetto di spondilolisi recente. Praticavano tutti sport, avevano mal di schiena e non presentavano fratture visibili nelle radiografie normali.
I ricercatori hanno utilizzato la RMN per fare lo screening. I soggetti che hanno evidenziato una reazione da stress nella o attorno alla pars interarticularis hanno effettuato una TAC per caratterizzare meglio il difetto. Oltre agli esami radiologici, i soggetti sono stati sottoposti anche a una serie di test fisici, che includevano il test di estensione lombare, il test di percussione, il test Kemp e altri.
Circa la metà dei soggetti ha evidenziato reazioni da stress sulla RMN, e 92 giovani atleti hanno effettuato la TAC. Questi soggetti presentavano varie situazioni anatomiche: 52 avevano una non-lisi, 37 una pre-fenditura, 22 una fenditura e 10 un difetto “progressivo”. 61 soggetti avevano una frattura a livello di L5, 29 a livello di L4 e 7 a livello di L3.
Katou non ha potuto trovare nessun test fisico che riuscisse a differenziare i soggetti con e sena spondilolisi recente.

+ UN NUOVO INTERVENTO PER LA LOMBALGIA: IL REFERTO RADIOLOGICO
McCullough, Radiology, 2012 – Roland e Turner, Lancet, 1998 – Jarvik, Spine, 2001

In un saggio pubblicato su Lancet nel 1998, Roland e Van Tulder hanno raccomandato di aggiungere al referto radiologico le evidenze epidemiologiche sulla prevalenza dei rilievi degenerativi in soggetti asintomatici. Ispirato da questo articolo, Jarvik ha condotto uno studio che ha documentato la prevalenza di anomalie vertebrali nella RMN in individui asintomatici. Nel 2005, Jarvik e alcuni altri membri del suo reparto radiologico hanno iniziato ad aggiungere le seguenti informazioni epidemiologiche ai referti della RMN che inviavano a medici curanti e a medici specialisti:
Nota: I reperti seguenti sono così frequenti in individui che non soffrono di lombalgia, che mentre riportiamo la loro presenza, invitiamo a interpretarli con cautela e nel contesto della situazione clinica.
Reperti e prevalenza in pazienti senza lombalgia: degenerazione discale (riduzione del segnale T2, riduzione di altezza, sporgenza): 91%; riduzione del segnale discale T2: 83%; riduzione di altezza del disco: 56%; sporgenza discale: 64%; protrusione discale: 32%; fissurazione dell’anulus: 38%.
Jarvik ha esaminato i referti e ha scoperto che questa nota è stata aggiunta arbitrariamente: una sezione trasversale ampia di medici ha ricevuto referti con questa nota, e un’altra referti senza questa nota. In definitiva, c’è stata una distribuzione non randomizzata, ma comunque casuale dei referti ai medici.
McCullough ha identificato 237 referti che documentavano variazioni degenerative non complicate: il 30% dei referti includeva la nota epidemiologica, il 70% non la includeva.
Con l’analisi regressiva, il ricercatore ha confrontato i trattamenti e la ripetizione di indagini radiologiche tra i diversi pazienti.
I risultati sono stati sorprendenti: i pazienti i cui referti riportavano le note epidemiologiche sono stati sottoposti in seguito a meno indagini radiologiche, hanno ricevuto meno prescrizioni di analgesici alle visite di controllo e si sono sottoposti a meno trattamenti fisioterapici rispetto ai pazienti che non avevano ricevuto le note epidemiologiche.

Tratto da: http://www.gss.it

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