MAL DI SCHIENA: PREOCCUPAZIONE DELLA DISABILITA’, EFFICACIA DEI FARMACI E FATTORI DI RISCHIO.

Tratto da: http://www.gss.it/segret.htm

+ COSA SPINGE UNA “PERSONA CON MAL DI SCHIENA” A DIVENTARE UN “PAZIENTE CON MAL DI SCHIENA”?
Ferriera, European Journal of Pain, 2009

Cosa spinge una persona con mal di schiena a curarsi? La preoccupazione? La disabilità? Possono influire altri problemi sul posto di lavoro o problemi personali?
Alcuni ricercatori olandesi, brasiliani e australiani hanno recentemente valutato queste e altre ipotesi con indagini basate sulla popolazione, condotte su adulti con mal di schiena non specifico.
Se “cercare una terapia” comprende il consulto di un medico o fisioterapista, il ricorso a terapie complementari/alternative o a trattamenti ospedalieri, allora il 57,6% dei soggetti in questi studi ha cercato terapie per curare il mal di schiena.
E’ sorprendente come da queste indagini emerga chiaramente che non è il dolore ma la disabilità l’elemento principale che spinge a curarsi. I soggetti con alti livelli di disabilità avevano probabilità otto volte maggiori di cercare terapie rispetto a coloro che avevano livelli bassi di disabilità.
Le donne e coloro che avevano una storia precedente di mal di schiena presentavano maggiori probabilità di cercare terapie, mentre l’età e la soddisfazione del lavoro non influivano.
Se questi risultati sono generalizzabili a una popolazione più vasta, forse gli operatori sanitari hanno sbagliato strada nella cura del mal di schiena. Spesso il trattamento è mirato ad alleviare il dolore – supponendo che alleviando il dolore si riduca anche la disabilità e altri problemi comportamentali correlati al mal di schiena. Se la disabilità è il motivo principale che spinge a cercare terapie, allora bisognerebbe avere l’obiettivo di ridurre l’intolleranza all’attività correlata al mal di schiena piuttosto che il solo dolore.

+ SCARSE EVIDENZE SUI FARMACI PER IL MAL DI SCHIENA CRONICO
Kuijpers, European Spine Journal, 2010

Considerata la quantità di denaro che si spende in farmaci per il dolore cronico, è incredibile quanta poca ricerca ci sia sugli effetti a lungo termine della terapia farmacologia.
Kuijpers ha recentemente condotto una revisione sistematica sull’efficacia degli interventi farmacologici per la lombalgia cronica non specifica. Sono stati individuati 17 RCT: 4 riguardavano i FANS, 5 gli antidepressivi e 8 gli oppioidi. Non sono stati identificati RCT sull’uso di paracetamolo o di miorilassanti.
E’ sorprendente che nessun studio abbia verificato gli effetti a lungo termine dell’uso di farmaci per il mal di schiena cronico. Gli effetti riportati riguardavano solo l’effetto a breve termine (< 3 mesi).
Esistono evidenze di scarsa qualità che FANS e oppioidi allevino il dolore più del placebo nel breve termine, ma con un livello elevato di effetti collaterali negativi.
Esistono evidenze moderate che gli antidepressivi non portino benefici a breve termine rispetto al placebo.

+ COME AFFRONTARE I FATTORI DI RISCHIO DELLA LOMBALGIA CRONICA?
Chou, JAMA, 2010

Sono ormai stati identificati una serie di fattori di rischio, identificabili nella fase acuta della lombalgia, che possono influire in modo significativo sullo sviluppo di sintomi disabilitanti cronici. Ma cosa si può fare per questi fattori di rischio?
Chou ha offerto di recente alcuni suggerimenti di buon senso su questo argomento.
“Ci sono pazienti in cui può essere appropriato prevedere controlli più ravvicinati,” secondo Chou.
“Per alcuni depressi o che presentano comportamenti per fronteggiare il problema maladattivi, può essere utile ricorrere alla terapia cognitivo-comportamentale per affrontare queste difficoltà precocemente, prima che questi comportamenti si consolidino,” ha aggiunto.
Altri pazienti potrebbero avere beneficio iniziando precocemente un trattamento fisioterapico indirizzato in modo specifico al timore dell’attività e dell’esercizio fisico. I pazienti che presentano situazioni più complesse potrebbero trarre beneficio da un programma riabilitativo multidisciplinare.
Chou ha affermato che quando incontra convinzioni e comportamenti errati nella sua pratica, cerca di intervenire direttamente con consigli e trattamento proattivo. Se per esempio un paziente interrompe le camminate quotidiane per timore di danneggiare ulteriormente un disco degenerato, gli sottolinea che non c’è modo di sapere se quel disco è davvero la causa della lombalgia acuta, e che tentare di proteggere quel disco rimanendo inattivo può essere controproducente.
Chou sostiene che è essenziale affrontare le convinzioni e i comportamenti inappropriati prima di prevedere qualsiasi indagine diagnostica o trattamento intensivo.

DeMartino Christian

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...