Seicento calorie per due mesi. Il diabete si ‘batte’ con la dieta

Con una dieta da 600 calorie al giorno è possibile guarire dal diabete di tipo 2. È quanto affermano i ricercatori dell’Università di Newcastle che hanno condotto uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Diabetologia, su 11 pazienti che avevano ricevuto una diagnosi di diabete di tipo 2 negli ultimi 4 anni.
La dieta ipocalorica, dicono gli studiosi, riduce i livelli di grasso nel pancreas e nel fegato, riportando così alla normalità la produzione di insulina. Su 11 pazienti, ben 7 sono guariti dal diabete tre mesi dopo la dieta. Gli autori dello studio sottolineano, però, che è necessario continuare la ricerca per verificare se la guarigione è permanente.

Gli 11 partecipanti allo studio avevano ricevuto la diagnosi di diabete mellito negli ultimi quattro anni. Nel corso dell’esperimento, hanno tagliato drasticamente l’introito di cibo per due mesi mangiando soltanto verdure non amidacee (come bietole, cavoli, broccoli e insalata) e bevande light. Dopo una settimana di dieta, hanno visto che il livello di zuccheri nel sangue misurato prima della colazione era tornato normale. Anche la risonanza magnetica del pancreas ha evidenziato che i livelli di grasso erano diminuiti passando dall’8% (livello piuttosto elevato) ad un più normale 6%. Tre mesi dopo la fine della dieta, quando i pazienti sono tornati a mangiare normalmente e hanno ricevuto consigli su come mangiare in modo sano e sulla misura delle porzioni, la maggioranza non ha più sofferto di diabete.

“Questo non significa – dice Roy Taylor, principale autore dello studio – che suggeriamo a tutti di seguire questa dieta. Con questo esperimento abbiamo solo verificato la nostra ipotesi: quando dimagrisce tanto, il paziente perde anche il suo diabete”. E anche se il regime dietetico a ridotto apporto calorico è stato sperimentato soltanto su pazienti che hanno ricevuto la diagnosi da poco, e cioè negli ultimi 3-4 anni, ci sono buone speranze anche per chi convive con questa malattia da più tempo.

“L’impatto che una buona dieta possa avere sul diabete di tipo 2 è già noto – aggiunge il dottor Ee Lin Lim del team di ricercatori – questa ricerca dimostra che chi ha una diagnosi di diabete non deve necessariamente considerarla una sentenza a vita. Certo è molto più semplice prendere una pillola piuttosto che modificare drasticamente il proprio stile di vita”.

“Il vero punto di forza di questo studio- dice Carlo Bruno Giorda, presidente dell’Associazione medici diabetologi – non è tanto la dieta, quanto il fatto che si sia utilizzata la risonanza magnetica per dimostrare qualcosa che si ipotizzava già da tempo e cioè che riducendo le calorie, diminuisce la quantità dei grassi nel pancreas e nel fegato con benefici diretti sul meccanismo dell’insulina. Ora finalmente questo studio lo dimostra in modo scientifico”.

Che l’alimentazione giocasse un ruolo fondamentale nel controllo e nella prevenzione del diabete è ormai cosa nota. “La dieta proposta però è eccessiva dice  di appena 600 calorie al giorno è troppo drastica se si considera che per la sopravvivenza ne occorrono almeno 800” spiega il presidente dell’AMD. “Non credo sia realmente sostenibile come approccio terapeutico perché non è una dieta che si può seguire per sempre, non è adatta a tutti i pazienti e soprattutto non sappiamo cosa accade quando poi si ritorna a mangiare normalmente”.

Ma una dieta più bilanciata può fare davvero molto per questa malattia e soprattutto per quei pazienti che hanno una storia familiare o sono obesi. “Numerosi studi” prosegue Giorda “hanno dimostrato che con una dieta moderatamente ipocalorica e con una costante attività fisica le probabilità di sviluppare il diabete si dimezzano. Basterebbe tagliare appena 200 calorie al giorno che equivalgono ad una brioche e camminare per mezz’ora 3-4 volte alla settimana”.

Solo in Italia il diabete colpisce in Italia 3 milioni di persone (4,9% della popolazione) di cui il 95% è di tipo 2. Almeno un altro milione di persone ne è affetto, ma ancora non sa di esserlo. Il totale dei ‘malati’ dunque sale a 4 milioni. A questi si aggiungono altri 2,65 milioni di italiani che soffrono di intolleranza al glucosio. Questa alterazione però generalmente precede la malattia. E così gli esperti stimano che nel 2030 si toccherà quota 5 milioni.

Fonte: www.repubblica.it

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