ECOLOGIA DELLA NUTRIZIONE

Questo termine è stato coniato nel 1986 da un gruppo di nutrizionisti dell’università di Giessen, in Germania. Si tratta di una scienza interdisciplinare che prende in esame tutte le componenti della catena alimentare e ne valuta gli effetti secondo 4 punti di vista principali:

  • La salute umana
  • L’ambiente
  • La società
  • L’ economia

Le componenti della catena alimentare sono tutte quelle fasi coinvolte nel processo di produzione e consumo del cibo. Passano dalla produzione, raccolto e trasformazione, alla conservazione, immagazzinamento, trasporto, lavorazione, confezionamento, commercio, distribuzione del cibo e smaltimento dei materiali di scarto delle varie fasi.

L’impatto dell’alimentazione sull’ambiente dipende molto dai consumi di risorse e materie prime, ma i consumi non possono essere slegati dall’impatto sociale. Perciò i due tipi di impatto sono interdipendenti.

Si stima che circa 24.000 persone muoiono ogni giorno a causa della fame, della denutrizione e delle malattie ad essa collegate. Di queste circa 18.000 sono bambini.

Ciò significa che ogni settimana muoiono circa 170.000 persone, ogni mese circa 700.000, ogni anno quasi 9 milioni. In totale, quasi un miliardo di individui non ha cibo a sufficienza, mentre un altro miliardo consuma prodotti animali in maniera smodata.

Nei paesi poveri del Sud del mondo sono state incentivate le produzioni di cereali, oleaginose e proteaginose destinate ad essere esportate e successivamente utilizzate come mangime per l’allevamento intensivo del bestiame; bestiame che si trasforma in tonnellate di carne e va a costituire la dieta squilibrata del Nord del mondo.

Il 77% dei cereali in Europa è destinato non al consumo umano, ma ai mangimi per animali. Negli USA, l’87%. Nei paesi più poveri, solo il 18%. Su scala mondiale, il 90% della soia e la metà dei cereali prodotti globalmente sono destinati a nutrire gli animali anziché gli esseri umani. (fonte: Database FAO, Food Balance Sheet, 2001).

Eppure, il consumo e la richiesta di carne sono in continuo aumento, poiché nei paesi in via di sviluppo il nutrirsi di carne è visto come uno status symbol.

Analizzando l’impatto dei singoli alimenti si nota che:

1. indipendentemente dall’approccio utilizzato, il manzo è di fatto l’alimento a maggior impatto ambientale.

2. gli altri alimenti che hanno i maggiori impatti, anche considerando le differenze evidenziate dai diversi approcci, sono risultati essere sempre formaggi, pesce e latte.

Ora circa il 3-4% dell’impatto totale è dovuto ai processi di acidificazione/eutrofizzazione,

circa il 5-13% è dovuto al consumo del territorio, circa il 15-18% dell’impatto totale è dovuto ai danni alla respirazione da composti chimici inorganici mentre il 20-26% è dovuto al consumo dei combustibili fossili. Il consumo di acqua da solo è in assoluto l’impatto

maggiore e corrisponde al 41-46% dell’impatto totale.

L’impatto di alcune tipologie dietetiche

Tra i regimi alimentari due diete sono risultate essere ambientalmente insostenibili:

  1. menù “normale” con alimenti prodotti da agricoltura  e allevamento intensivo;
  2. menù onnivoro bilanciato, con alimenti prodotti da agricoltura e allevamento intensivo.

Mentre due diete sono risultate essere ambientalmente accettabili:

  1. menù vegetariano bilanciato, con alimenti prodotti da agricoltura/allevamento intensivo.
  2. menù onnivoro bilanciato, con alimenti prodotti da agricoltura/allevamento biologico.

La scelta di una alimentazione vegetariana, anche se basata su metodi di produzione intensivi, risulta ambientalmente sostenibile. Viceversa, una dieta onnivora per risultare sostenibile deve essere basata su una alimentazione biologica, ma deve anche essere bilanciata (rispondente cioè ai criteri fissati dai nutrizionisti di tutto il mondo nel definire la

“piramide alimentare” delle quantità di alimenti da mangiare ogni giorno). Bilanciare questa dieta, rispetto alle abitudine medie considerate “normali” in Italia significa ridurre di circa l’80% il consumo diretto di animali rispetto ai consumi attuali nonché consumare in maniera ridotta latte e latticini (il tutto di produzione biologica).

E ancora tre diete sono risultate essere ambientalmente sostenibili:

  1. menù vegetariano bilanciato con alimenti prodotti da agricoltura/allevamento biologico.
  2. menù vegan con alimenti prodotti da agricoltura intensiva.
  3. menù vegan con alimenti prodotti da agricoltura biologica.

Sia la dieta vegan, sia una dieta vegetariana attenta ai prodotti biologici, sono in linea con i principi dello sviluppo sostenibile nel senso che:

• rispondono alle necessità del presente, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie;

• si mantengono entro i limiti della capacità di carico degli ecosistemi dai quali essa dipendono.

Questa divisione dei regimi alimentari è soltanto indicativa ma serve per dare una indicazione di massima per le possibili scelte alimentari di una persona che ha a cuore i problemi sociali del terzo mondo e i problemi ambientali.

Mandara Stefano

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ALIMENTAZIONE & CUCINA NATURALE. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...