Triathlon: tre discipline per uno sport


 

Ci sono atleti che, nel corso della loro carriera, lottano e faticano per migliorarsi nella disciplina che praticano. Altri atleti, invece, scelgono una strada ben più complessa, quella dello sport multidisciplinare: ancor più faticoso! Nel caso del triathlon, esso prevede una prova di nuoto in acque libere, una prova di ciclismo su strada e una di corsa su strada.

Il triathlon nasce nel 1977, quando il comandante della marina John Collins inventa uno sport basato sulla fusione di tre discipline di tipo aerobico. Pochi mesi dopo viene organizzata alle Hawaii la manifestazione Ironman World Championship, teatro della prima gara di triathlon: vi partecipano solo 14 atleti, ma la nuova disciplina si diffonde immediatamente in tutto il Mondo. Nel 1984 nasce la federazione europea (ETU – European Triathlon Union) e un anno dopo è tutto pronto per l’organizzazione del primo Campionato europeo, che si svolge a Immenstadt, in Germania. Nel 1989, in coincidenza con lo svolgimento dei primi Campionati del Mondo, nasce anche l’ITU (International Triathlon Union). Nel 1998 il nuovo sport ottiene il riconoscimento di disciplina associata direttamente al Coni e nel 2000 debutta alle Olimpiadi di Sydney.

Il triathlon in Italia giunge nel 1984 con la disputa della prima gara ad Ostia (Roma) su distanza olimpica (vedi paragrafo successivo). Nel 1985 nasce l’Associazione Italiana Triathlon e 2 anni dopo il Coni la riconosce ufficialmente, dapprima associandola alla Federazione Italiana Pentathlon Moderno. Nel 1989 la prima assemblea ordinaria elettiva sostituisce il nome AIT con Federazione Italiana Triathlon. La neonata Federazione sarà riconosciuta Federazione Sportiva Nazionale nel 2000.

Uomini e donne. Gli appassionati del triathlon amano definirlo uno sport unico più che una somma di sport: i concorrenti devono dimostrare di essere dotati, oltre che di abilità condizionali (forza e resistenza) necessarie per ben riuscire nelle singole discipline, di un’ottima capacità coordinativa nei passaggi da una frazione all’altra. Una competizione di triathlon, inoltre, può vedere impegnati uomini e donne contemporaneamente. L’obiettivo è uguale per tutti: compiere nel minor tempo possibile un percorso stabilito in cui si alternano nuoto, ciclismo e corsa.

Il programma olimpico del triathlon prevede 1,5 km metri a nuoto, 40 km in bicicletta e 10 km di corsa. Le numerose varianti permettono a sportivi meno preparati di cimentarsi in questa disciplina; il sito della Federazione italiana, www.fitri.it, riporta le principali categorie:

Sprint (0,750 km nuoto, 20 km bici, 5 km corsa)

Medio (2,5 km nuoto, 80 km bici, 20 km corsa)

Lungo (4 km nuoto, 120 km bici, 30 km corsa)

Ironman (3,8 km nuoto, 180 km bici, 42 km corsa)

Esiste inoltre il circuito Ultraman, la variante più dura e più celebre: si svolge dal 1983 una volta all’anno (a novembre) a Big Island, la maggiore delle isole Hawaii, e si disputa nell’arco di tre giornate, durante le quali ogni triatleta deve coprire: 10 km a nuoto in acque libere, 421 km in bicicletta e 84 di corsa su strada. In totale 515 km!

La Federazione specifica che, trattandosi dell’insieme di tre discipline di fondo, esse «presuppongono un diverso impegno dal punto di vista dei distretti muscolari interessati in ogni disciplina; si può quindi dire che il triatleta è un fondista, un atleta dedito allo sport di resistenza, o di fondo che dir si voglia, con uno sviluppo muscolare completo ed armonico, che ne fa uno sportivo completo sotto tutti i punti di vista».

Tre per uno. Gli atleti di triathlon si allenano duramente per migliorare la propria capacità di resistenza, ridurre la stanchezza, sviluppare una tecnica adeguata per ciascuna disciplina e, infine, per limitare il tempo che intercorre nel passaggio dall’una all’altra (in genere sono necessari 8-10 secondi per passare dal nuoto al ciclismo e dal ciclismo alla corsa). Ogni concorrente dispone di un apposito spazio («area di cambio») in cui è raccolto il necessario per affrontare il segmento successivo.

Nuoto. Per la prova di nuoto si indossa un costume o una muta (in caso di temperature inferiori ai 20 gradi); di solito la prova si svolge in mare aperto e lo stile preferito è il crawl (stile libero), il più veloce.

Ciclismo. Solitamente si corre su strada asfaltata. L’atleta indossa un casco e apposite scarpe a sganciamento rapido. In questa prova è necessario mantenere ritmo elevato e posizione aerodinamica che riduca la resistenza all’aria; spesso si raggiungono velocità medie di 45 km/h.

Corsa. L’ultima fase del triathlon, che si ambienta su percorsi con fondo solido, prosciuga le ultime energie dell’atleta; per questo è importante economizzare al massimo i propri movimenti, correndo in posizione eretta, con spalle rilassate e sguardo proiettato in avanti.

Il triathlon a scuola. Praticato su brevi distanze, il triathlon può rappresentare uno sport interessante da proporre in ambito scolastico. Per questo la Federazione Italia Triathlon ha attivato un settore scuola che, «creato per poter stabilire un rapporto più diretto con il mondo scolastico, si occupa di tutte le diverse espressioni del triathlon realizzate nell’ambito della scuola, a tutti i livelli; opera attraverso i propri organi periferici, i comitati regionali, e i rappresentanti locali di settore, tutti docenti, che oltre ad essere tecnici di triathlon, possiedono una conoscenza approfondita dell’istituzione scolastica».

Questi i tratti brevi praticabili anche nei tornei per i più giovani, che riscuotono un successo sempre maggiore in giro per l’Italia:
 

Tipo di gara Nuoto Ciclismo Corsa
Super Sprint 400 m 10.000 m 2500 m
Triathlon distanza Youth 250 m 8000 m 2000 m
Triathlon Kids – ragazzi 100 m 4000 m 1000 m
Triathlon Kids – esordienti 50 m 2000 m 500 m

Per ulteriori informazioni rimandiamo al sito ufficiale della Federazione Italia Triathlon [www.fitri.it], che ringraziamo per la collaborazione.

tratto da: www.edusport.it

De Martino Christian

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