SALERNO: PATRIA DELLA PRIMA FACOLTA’ DI MEDICINA

Intorno all’anno Mille sorse la prima facoltà di medicina denominata Scuola medica salernitana che in breve tempo divenne una realtà consolidata e ben nota dell’Alto Medioevo. La scuola nacque sulla scia della tradizione classica in unione con quella araba. Difatti la storia vuole che la facoltà venne fondata da un arabo, un greco, un ebreo e un salernitano. Tutto questo non deve meravigliare visto che la città di Salerno era in questo periodo un fervido centro del rinascimento scientifico dell’Occidente. La dottoressa Mariella Pasca della Soprintendenza di Salerno per i Beni architettonici e per il paesaggio e curatrice della Mostra virtuale della Scuola afferma che le figure più importanti che gravitarono qui furono molteplici. Costantino l’Africano ricoprì il ruolo di traduttore dei testi della tradizione araba ed abbracciò in un secondo momento l’abito benedettino. Il primo autore di testi presso la Scuola medica fu Garioponto, autore del Passionario e medico attivo tra il 1020 e 1050. Nel XII secolo troviamo invece Matteo Plateario autore del De simplici medicina, libro che avrà parecchia fama nel XIV secolo presso la facoltà di medicina di Parigi. Personaggio di spicco è Trotula, la prima donna medico che operò nella Scuola nella seconda metà del XII secolo. Grazie ai suoi trattati ci si concentrò sulla prevenzione, l’igiene, l’alimentazione equilibrata e la scoperta dell’infertilità maschile. Nel corso del tempo, la scienza farmaceutica si svilupperà autonomamente e la stessa chirurgia farà passi da gigante: le Costituzioni emanate a Melfi nel 1231 da Federico II riconosceranno la figura giuridica del medico che per prassi doveva compiere un percorso di studi di tre anni di logica, cinque di medicina e un anno di tirocinio presso lo studio di un medico più anziano. Passo successivo a questo sarà la creazione del Collegium Medicorum, una sorta di ordine professionale. Lentamente però la Scuola di Salerno perderà la sua celebrità a causa della concorrente Università di Napoli. Il Collegio difatti rimarrà vivo fino al 1811 quando Gioacchino Murat, re di Napoli, non riorganizzerà l’università di Napoli e gli concederà il diritto a rilasciare le lauree.

Fonte: www.archart.it

De Martino Luca

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