ECCO QUANTO CI COSTA LA CAMERA DEI DEPUTATI…

di: Germano Milite

ROMA – Per ottenere da Gianfranco Fini l’elenco dei fornitori, la deputata radicale Rita Bernardini è stata costretta all’ennesimo sciopero della Fame. Alla fine i dati sono arrivati e, secondo la previsione di Marco Pannella, “È impossibile  che dallo studio di questa storia non venga fuori roba da codice penale“. I primi esempi poco chiari riguardano prima di tutto le spese ricollegate agli affitti pagati dalla Camera dei Deputati. Affiti che, dai 30 milioni del 2007 (cifra comunque esorbitante), sono passati a quasi 50 milioni nell’anno in corso. Il 45% di tali costi, poi, è affidato alla società Milano 90 del noto costruttore romano Scarpellini; con un quasi monopolio che ha insospettito più di qualcuno.
La scoperta la si deve alla succitata Bernardini:”Mi giunge notizia – ha infatti aggiunto l’onorevole Bernardini – che l’amministrazione della Camera nei giorni scorsi fosse molto preoccupata della nostra “operazione trasparenza” e che addirittura avesse pensato di far annullare cosa mai avvenuta prima – la nostra conferenza stampa“. Tuttavia la Camera ha smentito tale ricostruzione. In ogni caso, tutto ciò che è emerso dal rapporto voluto dai Radicali, è consultabile direttamente sul sito del partito .
Sempre i radicali hanno deciso di rompere le uova nel pianere anche allo studio diagnostico Pantheon srl con il quale, da quanto è emerso, Montecitorio avrebbe stiputalo una solida (e redditizia) convenzione per la fornitura delle prestazioni sanitarie. Ia Pantheon srl, però, non è inserita nell’elenco dei fornitori della Camera per l’anno 2010. Come mai? A rispondere è lo stesso segretario generale dell’organo parlamentare:”Il centro non è inscritto tra i fornitori perchè le spese per la convenzione sono sostenute dal fondo di solidarietà istituito fra gli onorevoli deputati“. I costi sarebbero dunque a carico di tale “cassa” nella quale, è bene ricordarlo, i parlamentari versano 800 euro al mese. La risposta del segretario generale non convince però la Bernardini che infatti osserva:”Dire che non ci sono oneri aggiuntivi è una affermazione perlomeno bizzarra: da dove escono i contributi che versano obbligatoriamente i deputati se non dai fondi della Camera?”.
La deputata radicale è particolarmente agguerrita e, su La Repubblica,  incalza:”Naturalmente, fra le nostre prossime iniziative, ci sarà quella di rendere trasparente la gestione di questo fondo”. Anche perché, attacca la radicale, tra le prestazioni rimborsate ai deputati e ai loro familiari (“compresi i conviventi…”) ci sono voci come la shiatsuterapia (fino a 75 euro); il massaggio sportivo (50 euro) o ancora la cura del sonno (516,46 euro); la balneoterapia (plafond annuo di 1.860 euro) o la psichiatria e la psicoterapia (fino a 3.100 euro annui) mentre “nella lettera che ci hanno mandato è saltata la pagina 8 che, secondo l’indice, riguarda la chirurgia plastica…”
A questo punto, oltre alle conseguenze penali, una rivolta popolare non sembra poi così remota come ipotesi di reazione. Si attendono con ansia i dati pubblicati nei prossimi mesi.

Fonte: http://www.julienews.it/notizia/politica/ecco-quanto-ci-costa-la-camera-dei-deputati/44175_politica_0.html

De Martino Luca

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