LA ‘NDRANGHETA E L’APPOGGIO AI CANDIDATI PDL:CONSENSI IN CAMBIO DI APPALTI

“Una non-notizia, una vergognosa strumentalizzazione”. Così Ignazio La Russa ha reagito all’articolo pubblicato ieri dal Fatto Quotidiano sui voti della ’ndrangheta a candidati del Pdl. “Tu devi votare Ignazio e Fidanza…quello sarà il nostro futuro!”: così diceva al telefono (intercettato) Michele Iannuzzi, consigliere comunale del Pdl a Trezzano sul Naviglio e procacciatore d’affari per la Kreiamo spa, una società ritenuta il braccio finanziario delle cosche calabresi impiantate nell’hinterland milanese. Iannuzzi è stato poi arrestato nel corso dell’inchiesta “Parco sud”, come gli altri uomini della Kreiamo, il presidente Alfredo Iorio e il vicepresidente Andrea Madaffari. Nella primavera del 2009, il loro gruppo aveva deciso di convogliare i voti per le europee su tre candidati: il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il consigliere comunale di Milano Carlo Fidanza e Licia Ronzulli, imposta in lista da Silvio Berlusconi in persona. “Io sto facendo votare La Russa, Ronzulli, Fidanza”, dice al telefono Iorio, l’immobiliarista della Kreiamo. Il progetto del gruppo era quello di far pesare, dopo le elezioni, il sostegno concesso ai tre candidati, chiedendo qualcosa in cambio sul terreno degli affari. Iannuzzi lo dice esplicitamente: “Prepariamo un elenco di tutti i vari comuni dove noi abbiamo portato dei voti, così li vanno a verificare. Poi con la lista della spesa andiamo da lui”.

“Lui” è Marco Osnato, consigliere Pdl al Comune di Milano, cognato di La Russa e uomo Aler, l’azienda delle case popolari su cui il gruppo puntava per ottenere appalti. Le intercettazioni, contenute nei rapporti della Dia, la Direzione investigativa antimafia di Milano, dimostrano che il gruppo della Kreiamo si è dato da fare elettoralmente per sostenere alcuni politici. Non provano, naturalmente, che questi politici fossero d’accordo con quel gruppo. La Russa ieri ha convocato una conferenza stampa in cui si è scagliato contro il Fatto. “Credevo che un certo giornalismo avesse già toccato il fondo, ma mi sono dovuto ricredere, perché al peggio non c’è mai fine”, ha dichiarato il ministro. “È una vergognosa strumentalizzazione, perché dopo il titolo manca la notizia. Per questo, penso di sporgere querela proprio sul titolo, perché si lancia il sasso, ma si nasconde la mano”.

Il titolo in prima pagina era: “‘Ndrangheta: votate Pdl”. E poi: “Inchiesta della Dia: nel 2009 uomini legati alle cosche puntavano a Milano su La Russa, Fidanza e Ronzulli”, che è esattamente quello che emerge dalle relazioni della Dia. A pagina 3, il titolo era: “La Russa è il nostro futuro”, cioè le parole pronunciate al telefono da Iannuzzi, uno degli arrestati nel corso dell’inchiesta “Parco Sud”.

La Russa in conferenza stampa ha detto di non conoscere neppure di vista il consigliere comunale di Forza Italia Michele Iannuzzi. Ma ha ammesso di conoscere abbastanza bene l’altro suo supporter a Trezzano, l’ex consigliere di An Andrea Pasini. Era proprio Pasini ad avere rapporti stretti con il giovane boss calabrese Domenico Papalia, latitante, a cui Pasini inviava sms. Il ministro ha poi rivelato di aver ricevuto minacce dalla mafia: “Tre mesi fa sono stato costretto ad aumentare il livello di protezione personale, per minacce di morte riferite da un pentito, che mi ha indicato come uno dei più intransigenti avversari della mafia. Mi sono guardato bene dal farmi pubblicità, ma ora lo dico. Io non ho mai denunciato un giornalista in vita mia, ma ora sono fortemente tentato dal farlo. L’unica spiegazione che mi posso dare è che la scorsa settimana avevo chiamato quel quotidiano il Ratto e forse di questo si sono offesi. Ma immaginare che si possano poi scrivere cose del genere su di me è fuori dal mondo. Non ho mai avuto e non mai avrò rapporti con persone che possano chiedere cose al di fuori della legalità, né tanto meno con esponenti della criminalità organizzata”.

La Russa era già stato sfiorato da una vicenda con protagonisti mafiosi. Con il suo fedelissimo Massimo Corsaro, oggi deputato Pdl, era infatti socio di un’azienda proprietaria di alcuni locali, tra cui il Gibson bar di via Castel Morrone, a Milano. In cattiva compagnia: il Gibson bar era infatti controllato da Sergio Conti, un imprenditore condannato per estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, per aver fatto fare recupero crediti al gruppo mafioso di Giuseppe Onorato, padrino della ‘ndrangheta di Reggio Calabria.

Da il Fatto Quotidiano del 20 marzo

De Martino Luca

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