Cassazione: dare del gay ad una persona è reato

La Cassazione dice basta alle ingiurie nei confronti degli omosessuali: pena una condanna per ingiuria. La Corte Suprema analizza l’argomento nell’ambito di un procedimento, contro un signore che, in una lettera aveva offeso un uomo ricordandone «il suo essere gay» per una vacanza che il destinatario  aveva fatto in montagna con un marinaio e l’allontanamento dal club frequentato da minori. Il tribunale di Ancona, in sede di rinvio (durante il primo processo d’appello l’imputato era stato assolto, ma il verdetto era stato annullato dalla Cassazione), aveva condannato il mittente della missiva a 400 euro di multa per ingiuria, rilevando che le espressioni usate dall’imputato nella lettera «esprimevano riprovazione per le tendenze omosessuali del contraddittorie e un inequivoco ed intrinseco intento denigratorio».

La Corte Suprema ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato contro la sentenza di appello bis, rilevando che «correttamente» il tribunale di Ancona ha «svolto la sua funzione inquadrando per un verso il termine “gay” utilizzato nella lettera agli episodi che la sentenza annullata aveva omesso di considerare, la vacanza con il marinaio e l’allontanamento dal club frequentato da minori e valutando le ulteriori accuse, presenti nella missiva ritenuta offensiva, come denigratorie, con giudizio di merito, logicamente motivato».
Per la Cassazione, il ricorso dell’imputato non può essere accolto neanche in relazione al fatto che tra le parti esistevano «rapporti tesi», che avrebbero potuto, secondo il ricorrente, portare al riconoscimento della scriminante della provocazione: ciò, si legge nella sentenza, «è in contraddizione con il tempo trascorso rispetto ai fatti indicati come provocatori, poiché una lettera inviata dopo un giorno da essi, col corollario del tempo necessario per concepirla e scriverla, escludono in radice il concetto di immediatezza». Fin dal 1995 i due uomini erano contrapposti in una controversia amministrativa, poiché entrambi sostenevano di aver diritto all’incarico di comandante della polizia municipale di Ancona. In primo grado, l’imputato era stato condannato dal giudice di pace del capoluogo marchigiano al pagamento di una multa di 1500 euro. In sede di appello, però, il tribunale marchigiano lo aveva assolto, sottolineando che «il termine “gay” non è di per sé offensivo» e che nella specie non vi era «animus nocendi», dal momento che l’imputato nel contesto della lettera dichiarava di «avere simpatia» per la persona offesa, di essere «laico ed apertissimo» e di «non giudicare i costumi sessuali di nessuno».

La Cassazione aveva però annullato con rinvio il primo verdetto d’appello ritenendo «contraddittoria» la motivazione «proprio perché la stessa declaratoria di apertura culturale ed agnosticismo nei confronti dell’omosessualità denota chiaramente la riprovazione dell’imputato per le tendenze omosessuali del contraddittore, e la valenza offensiva che attribuiva al termine ‘gay’ ed alla peculiare diversità che evidentemente a suo avviso esprimeva». Il tribunale aveva quindi dovuto riconsiderare il caso e, nel maggio 2009, aveva confermato, seppur riducendola a 400 euro di multa, la condanna inflitta in primo grado all’imputato. La Suprema Corte, oltre a rendere definitiva la condanna dell’uomo, lo ha anche condannato a pagare le spese processuali e a versare 1000 euro alla Cassa delle Ammende, nonché alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile per 3000 euro.

Antonello Giannattasio

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Una risposta a Cassazione: dare del gay ad una persona è reato

  1. luca ha detto:

    MA SE SONO GAY…MA COME DOBBIAMO CHIAMARLI??? NON CAPISCO…MAH

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