Il Frumento: Organismo Geneticamente Modificato?

frumento_duro

Oggi prenderemo in considerazione il nostro caro “frumento” o “grano”, il cereale più consumato  nel nostro paese che, coltivato da millenni, è il risultato di un incrocio tra due o tre specie diverse.

Tra le famiglie più coltivate abbiamo il “grano duro” o “Triticum durum (italia meridionale e isole) e quello “tenero” o “Triticum aestivum” (italia settentrionale e centrale). Le differenze bromatologiche (composizione, alterazioni, conservabilità) tra i due tipi di grano sono minime; oltre al diverso numero di cromosomi, il grano duro ha un contenuto superiore di proteine e da origine a semole e semolati dai granuli grossi e colore leggermente ambrato da destinare prevalentemente alla produzione di paste; mentre dal grano tenero si ottengono le farine con granuli piccoli e bianchi dalla cui lavorazione si ricava il pane.

L’acqua è presente in quantità variabile dall’8 al 16-18%, i glucidi rappresentano il 72% del peso della cariosside, mentre le proteine ammontano al 12% con valori minimi del 7% e massimi del 18%. Di queste ultime le albumine rappresentano il 9%, le globuline 5-7%, il restante 75-95% e dato da prolammine come le “gliadine” e le “glutenine”. Queste due proteine a contatto con l’acqua si uniscono formando il famosissimo glutine, sostanza lipoproteica che conferisce alla pasta del pane viscosità ed elasticità.

Ma vediamo come cambia nel corso degli anni.

Nell’anno 1875 il botanico scozzese Steven Wilson, in un incrocio tra segale e frumento, riesce ad ottenere piante intermedie ma sterili. Un anno dopo, Wilhter Rimpau, ottiene il primo incrocio fertile tra grano tenero e segale e fu chiamata Triticale. Tra il 1940 e il 1960, grazie allo sviluppo della genetica si riuscì a risolvere diversi problemi di instabilità del Triticale e nel 1968 venne seminato commercialmente in Ungheria. Negli anni successivi si ebbero coltivazione in Canada, Spagna, Messico e altri paesi.

Con questi cambiamenti si ottennero una maggior resistenza all’allettamento (spighe che si piegano) e alle malattie come le ruggini, nonché un aumento delle rese produttive.

Gli incroci che seguirono, con scelte geneticamente pure, diedero vita “all’Inallettabile 96”, selezionato a Bologna da Francesco Torado (Professore ordinario di Agricoltura e poi Direttore della Scuola superiore di agraria di Bologna) poi,con l’incrocio di varietà locali iniziate dall’ agronomo e genetista Nazareno Strimpelli, si diede origine alla varietà “Ardito” che aveva caratteristiche superiore a tutti i grani fino allora impiegati. Queste varietà rimasero in voga fino agli anni ’60 quando furono ulteriormente sostituite da nuove coltivazioni più produttive. Oggi giorno il triticale è seminato in tutto il mondo su tre milioni di ettari, con una produzione annuale che supera i 13 milioni di tonnellate.

Ora e facile capire che il primo frumento ottenuto per selezione naturale non è quello utilizzato oggi giorno, in quasi un secolo ha subito circa 100 incroci differenti. Eppure.. per l’Unione Europea non è un OGM. Guardate un po’ cosa dice la legge..

 

La definizione legale dell’Unione Europea (direttiva 2001/18/CE) recita:

Organismo Geneticamente Modificato (OGM): è un organismo, diverso da un essere unamo, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale.

 

Da quanto detto sopra sembra proprio che il grano che mangiamo tutti i giorni,nei modi e nelle forme più svariate, sia un OGM.. invece non lo è..

L’articolo 2 della direttiva prosegue specificando che “una modificazione genetica è ottenuta almeno mediante l’impiego di :

  1. tecniche di ricombinazione del materiale genetico che comportano la formazione di nuove combinazioni mediante l’utilizzo di un vettore di molecole di DNA, RNA o loro derivati, nonché il loro inserimento in un organismo ospite nel quale non compaiono per natura, ma nel quale possono replicarsi in maniera continua;
  2. tecniche che comportano l’introduzione diretta in un organismo di materiale ereditabile preparato al suo esterno, tra cui la microiniezione, la macroiniezione e il microincapsulamento;
  3. fusione cellulare (inclusa la fusione di protoplasti) o tecniche di ibridazione per la costruzione di cellule vive, che presentano nuove combinazioni di materiale genetico ereditabile, mediante la fusione di due o più cellule, utilizzando metodi non naturali.

Notate come ci si focalizzi sul modo in cui si è ottenuta una data modificazione genetica, ma in realtà anche un normale incrocio modifica geneticamente la pianta che non sarà mai uguale a nessuno dei due genitori.

L’articolo della direttiva europea prosegue citando:

“Le tecniche elencate di seguito non sono considerate come modificatrici genetiche e sono:

  1. fecondazione in vitro;
  2. processi naturali, quali la coniugazione, la traduzione e la trasformazione;
  3. induzione della poliploidia (quando nello stesso nucleo cellulare si trovano più di due corredi cromosomici apolidi completi).

Notate l’assurdo logico: per legge si stabilisce che queste tecniche biotecnologiche non modificano geneticamente l’organismo, anche se nei fatti lo modificano..

 

Mandara Stefano

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