I Numeri della ricerca “negata” in Italia

I docenti di di ruolo dell’universita’ italiana sono 62.768 (dati MIUR 2008). 18.929 sono docenti universitari , 18.256 docenti associati e 25.583 ricercatori.
A questi si aggiungono 49.000 cattedre a contratto, circa il 44% dei docenti universitari totali.
Il personale a contratto negli istituti statali e non, è pari a 45.000 unita’ di cui il 57 % sono donne.
A parte i medici specializzandi che rappresentano la meta’ dei contratti (21.507 persone, di cui 20.143 nelle universita’ statali) e qui le donne toccano il 63 %, ci sono gli assegnisti di ricerca (27 %) e le prestazioni autonome per i programmi di ricerca (13%) dove solo 717 contratti arrivano dalla universita’ non statali.
3289 sono invece le borse di studio e di ricerca per laureati , 571 le borse postdottorato e 658 i contratti a tempo determinato.
Il dettato della Costituzione italiana IMPONE al governo di fare scelte strategiche, finanziare gli studi, sostenere chi ha deciso di passare buona parte della sua vita in laboratorio o comunque laddove si sperimenta il futuro della scienza. Eppure in tutte le statistiche l’Italia arranca: gli investimenti, pubblici e privati, dedicati alla ricerca sono un misero 1,1% del Pil, contro una media europea dell’1,8%. Da tempo gli Stati membri dell’Unione si sono posti l’obiettivo di arrivare al 3% entro il 2010 e, in piena crisi, la Svezia ha deciso di raggiungere il 4%. Le Tigri asiatiche volano per conquistare nuovi primati in brevetti&Co. E gli Usa restano un miraggio: solo in biomedicina, oltre il 60% dei fondi parte da lì.
l’Italia s’è fermata. Ingessata. Lo spauracchio non è tanto la riforma Gelmini ,qua e là si alza perfino un plauso al tentativo di introdurre criteri di meritocrazia, come l’Anagrafe nazionale dei professori e ricercatori universitari che registrerà le pubblicazioni scientifiche prodotte ma i tagli preannunciati da Tremonti. Il problema è quantitativo e qualitativo e i soldi sono pochi. Non ci si può nascondere dietro alla crisi economica: è un alibi politico, i fondi sono sempre stati insufficienti e nei momenti di crisi proprio la ricerca dovrebbe essere tagliata per ultima.
Mi auguro da comune cittadino che la ricerca possa prendere il VOLO letteralmente nei prossimi anni e che non venga trascurata piu’.
Non dimentichiamo che la ricerca rappresenta l’unico mezzo per provare a debellare le malattie, che ad oggi, sono ancora causa di tante morti.
Abbiamo a disposizione il presente per il migliorare il futuro e non dobbiamo perdere l’occasione di parlare di RICERCA qui o in qualsiasi altro contesto, cercando di rilanciare il piu’ possibile una realta’ spesso trascurata e messa in secondo piano.

De Martino Luca

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